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	<title>lagazzettamusicale &#187; Marco Scotti</title>
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	<description>La Gazzetta Musicale - Magazine online di MITO e ZERO &#124; Il magazine online di MITO e ZERO sulla musica classica e contemporanea a Milano. Anteprime, approfondimenti e recensioni dei migliori eventi di musica classica e contemporanea a Milano.</description>
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		<title>Microstagione.OFF</title>
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		<pubDate>Mon, 05 May 2014 11:58:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Scotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un ritorno al Conservatorio dove ha studiato per Marco Fusi, con una sala quasi piena ad attenderlo e soprattutto all’interno di una rassegna sorprendente come Microstagione, produzione iniziata dal basso che ha raggiunto una continuità invidiabile e che ha saputo diventare un prezioso momento di incontro nel difficile contesto italiano della classica e della contemporanea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un ritorno al Conservatorio dove ha studiato per Marco Fusi, con una sala quasi piena ad attenderlo e soprattutto all’interno di una rassegna sorprendente come <a href="http://microstagione.eu/" target="_blank" title="Microstagione">Microstagione</a>, produzione iniziata dal basso che ha raggiunto una continuità invidiabile e che ha saputo diventare un prezioso momento di incontro nel difficile contesto italiano della classica e della contemporanea rivolta e aperta ai più giovani.<br />
<span id="more-1875"></span></p>
<p>Fusi riprende dal costante rapporto tra ricerca, scrittura e tecnica esecutiva, e a dichiararlo c’e tutto il contesto di questo concerto, inserito in tre giorni di masterclass tenuti dal compositore <a href="http://www.pierluigibillone.com/it/home/" target="_blank" title="Pierluigi Billone">Pierluigi Billone</a>, organizzato dall&#8217;Associazione per lo Studio e la Promozione della Musica Contemporanea per inaugurare il progetto SOW, &#8220;International Composition Masterclass and Seminar&#8221;. </p>
<p>Per la prima parte della serata è proprio il compositore Pierluigi Billone a dividere il palco con il più giovane musicista, intento a seguirlo spartito per spartito, con un’attenzione non casuale al gesto. <a href="http://www.labiennale.org/it/mediacenter/video/fusi.htmlm" target="_blank" title="Marco Fusi">Marco Fusi</a> esegue il suo &#8220;Iti ke mi&#8221; per viola sola, con un’interpretazione di intensità rara per una scrittura decisamente labirintica, che porta ai limiti lo strumento stesso, e solo lentamente permette alla musica di trovare un suo spazio. Breve pausa, cambio di strumento, e Fusi passando al violino riprende dal rapporto con la tradizione, recuperando uno dei testi su cui più ha lavorato, i &#8220;Sei Capricci per violino&#8221; di  <a href="http://www.salvatoresciarrino.eu/" target="_blank" title="Salvatore Sciarrino">Salvatore Sciarrino</a>. Attraverso una gamma di suoni che lavora a fondo sui riferimenti paganiniani, riesce così a mettere in scena un ulteriore momento fondamentale, tanto nella storia della composizione contemporanea quanto in quella – decisamente più personale – del lavoro su una tecnica strumentale e una sperimentazione sempre più complessa. </p>
<p>Il pubblico lo segue impeccabile fino al bis, passando senza esitazioni tra registri così eterogenei, e lo applaude quando visibilmente esausto si ferma un attimo sul palco a salutare la sala, lasciando espressioni sospese e meravigliate almeno quanto lui.</p>
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		<title>Microstagione.OFF</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Apr 2014 09:42:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Scotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nuovo appuntamento con la rassegna Off di Microstagione, l&#8217;associazione per lo studio e la promozione della musica contemporanea, porta sul palco del Conservatorio di Milano Marco Fusi, stasera nel doppio ruolo di violista e violinista. Interprete e ricercatore instancabile del contemporaneo attraverso strumenti ad arco &#8211; per questa occasione lascia momentaneamente da parte la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nuovo appuntamento con la rassegna Off di <a href="http://microstagione.eu/" target="_blank" title="Microstagione">Microstagione</a>, l&#8217;associazione per lo studio e la promozione della musica contemporanea, porta sul palco del Conservatorio di Milano <a href="http://www.labiennale.org/it/mediacenter/video/fusi.htmlm" target="_blank" title="Marco Fusi">Marco Fusi</a>, stasera nel doppio ruolo di violista e violinista.</p>
<p><span id="more-1822"></span></p>
<p>Interprete e ricercatore instancabile del contemporaneo attraverso strumenti ad arco &#8211; per questa occasione lascia momentaneamente da parte la viola d’amore, altro suo territorio favorito per la sperimentazione &#8211; Marco Fusi eseguirà &#8220;Iti ke mi&#8221; di <a href="http://www.pierluigibillone.com/it/home/" target="_blank" title="Pierluigi Billone">Pierluigi Billone</a> e i &#8220;Sei Capricci&#8221; di <a href="http://www.salvatoresciarrino.eu/" target="_blank" title="Salvatore Sciarrino">Salvatore Sciarrino</a>.</p>
<p>Due parti per affrontare due pagine fondamentali nel repertorio di questi strumenti, la prima &#8211; scritta nel 1995 e ancora mai eseguita a Milano &#8211; affianca la masterclass che il compositore stesso sta tenendo al Conservatorio, mentre nella seconda Fusi ritorna su i &#8220;Sei Capricci&#8221;, pubblicati nel 1976, su cui da anni lavora tra composizione, linguaggio ed esecuzione. Non a caso l’interpretazione che ne ha dato nel 2012 a Los angeles per Beyond Baroque lo ha reso (quasi) una star anche su YouTube, con più di 1000 visualizzazioni.</p>
<p>Il concerto si terrà dopo la masterclass tenuta dal compositore Pierluigi Billone, che inaugura il progetto SOW, International composition masterclass and seminar.</p>
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		<title>A. Typist</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Mar 2014 13:15:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Scotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Difficile definire l’esperienza messa in scena dal progetto A.Typist. Accolti dagli spazi milanesi di 0&#8242;, i tre coreani si presentano con un set di tre scrivanie, altrettante macchine da scrivere meccaniche, collegate a piccoli motori e a loro volta attraverso un sistema di trasmissioni e percussioni a casse e rullanti. Hankil Ryu, musicista, lo wie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Difficile definire l’esperienza messa in scena dal progetto <a href="http://www.youtube.com/watch?v=4vMdU9Y3B9o" target="_blank" title="A.Typist">A.Typist</a>. </p>
<p><span id="more-1775"></span></p>
<p>Accolti dagli spazi milanesi di <a href="http://www.on-o.org/" target="_blank" title="O'">0&#8242;</a>, i tre coreani si presentano con un set di tre scrivanie, altrettante macchine da scrivere meccaniche, collegate a piccoli motori e a loro volta attraverso un sistema di trasmissioni e percussioni a casse e rullanti. Hankil Ryu, musicista, <a href="http://lo-wie.blogspot.it/" target="_blank" title="lo wie">lo wie</a> e <a href="http://themanual.co.kr/" target="_blank" title="Taeyong Kim">Taeyong Kim</a>, scrittori, entrano tra il pubblico, passano diversi minuti di silenzio e, dopo alcuni di momenti di studio, osservazione e concentrazione, i tasti iniziano a battere. </p>
<p>Il suono è quello delle macchine da scrivere, è chiaro fin da subito come il progetto sia radicalmente basato sull’improvvisazione, alla ricerca di strutture musicali costruite a partire dall’oggetto. I microfoni e l’amplificazione aggiungono strati e livelli al suono, senza perdere una certa ruvidità di fondo, le vibrazioni fanno da contrappunto al crescendo delle percussioni che rispondono meccanicamente alle battute, la complessità delle strutture cresce progressivamente. Lontano da un suono minimale, questo progetto ha nella casualità una delle dinamiche propulsive più interessanti: sembra impossibile leggere una trama preordinata nel lavoro degli scrittori, nella loro interazione con gli oggetti e gli strumenti, e in fondo quando dopo quasi un’ora di battiture una delle percussioni collegate alle macchine da scrivere e ai loro motori esce dal proprio supporto, Ryu senza esitazioni la risistema manualmente aggiungendo un ulteriore suono e quindi un ulteriore layer alla composizione. </p>
<p>Potrebbe essere letta come una ricerca esclusivamente performativa, legata a una tradizione di ricerca sull’oggetto riconducibile alla poesia sonora come alle neo avanguardie, e sicuramente l’aspetto collaborativo e sperimentale è evidente. Ma è anche riascoltando i diversi progetti registrati da Ryu e alcune produzioni della sua etichetta <a href="http://themanual.co.kr/" target="_blank" title="The Manual">The Manual</a> – su tutti Beckett&#8217;s Typist, Profile e Descriptions for Other Things &#8211; che escono le diverse dinamiche alla base di questo concerto: un’interazione continua tra scrittura e ricerca sonora, che prende avvio da una parte cercando i confini e i limiti dell’oggetto attraverso i suoni che può produrre, dall’altra lavorando sul momento compositivo e sull’aspetto collaborativo.</p>
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		<title>Mika Vainio: Mindfall</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Mar 2014 20:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Scotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Micol Assaël è un’artista che fa della pratica collaborativa un momento essenziale in riferimento al proprio lavoro. Per la serata di mercoledì 5 marzo, all’interno della sua mostra ILIOKATAKINIOMUMASTILOPSARODIMAKOPIOTITA negli spazi dell’HangarBicocca, ha invitato Mika Vainio a sonorizzare dal vivo l’installazione &#8220;Mindfall&#8221;. Già al suo fianco per il lavoro &#8220;Altrove – Elsewhere&#8221; &#8211; installazione in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Micol Assaël è un’artista che fa della pratica collaborativa un momento essenziale in riferimento al proprio lavoro. </p>
<p><span id="more-1753"></span></p>
<p>Per la serata di mercoledì 5 marzo, all’interno della sua mostra <a href="http://www.hangarbicocca.org/mostre/mostre/page-64/" target="_blank" title="ILIOKATAKINIOMUMASTILOPSARODIMAKOPIOTITA">ILIOKATAKINIOMUMASTILOPSARODIMAKOPIOTITA</a> negli spazi dell’HangarBicocca, ha invitato <a href="http://www.mikavainio.com/" target="_blank" title="Mika Vainio">Mika Vainio</a> a sonorizzare dal vivo l’installazione &#8220;Mindfall&#8221;. Già al suo fianco per il lavoro &#8220;Altrove – Elsewhere&#8221; &#8211; installazione in cui le caratteristiche spaziali del cortile della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma erano state amplificate attraverso una vasca piena d’acqua e il suono del meccanismo che attivava il lavoro &#8211; Mika è noto come co-fondatore dei <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Pan_Sonic" target="_blank" title="Pan Sonic">Pan Sonic</a>, ma presenta una lista di collaborazioni che va da Alan Vega a Keiji Haino, dalle Chicks on Speed a Bruce Gilbert dei Wire. </p>
<p>Qui partirà dal suono dei ventuno motori elettrici che sono parte integrante dell’opera, improvvisando e reinterpretando attraverso una serie di strumenti analogici e sfruttando le caratteristiche dello spazio dell’Hangar. Una strategia coerente con la natura più sperimentale di tutta la sua ricerca più recente.</p>
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		<title>A. Typist</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Feb 2014 16:39:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Scotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un musicista che dopo aver scoperto l’improvvisazione si è dedicato a far suonare gli oggetti quotidiani unito a due scrittori dediti alla scrittura creativa. Si chiedono: &#8220;L&#8217;atto della scrittura può essere un altro modo per produrre musica?&#8221; Ecco A.Typist, ovvero i coreani Hankil Ryu, lo wie e Taeyong Kim. Venerdì 28 febbraio saranno loro, nello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un musicista che dopo aver scoperto l’improvvisazione si è dedicato a far suonare gli oggetti quotidiani unito a due scrittori dediti alla scrittura creativa. Si chiedono: &#8220;L&#8217;atto della scrittura può essere un altro modo per produrre musica?&#8221; </p>
<p><span id="more-1737"></span></p>
<p>Ecco A.Typist, ovvero i coreani Hankil Ryu, <a href="http://lo-wie.blogspot.it/" target="_blank" title="lo wie">lo wie</a> e <a href="http://themanual.co.kr/" target="_blank" title="Taeyong Kim">Taeyong Kim</a>. Venerdì 28 febbraio saranno loro, nello spazio milanese <a href="http://www.on-o.org/" target="_blank" title="O'">0&#8242;</a>, i protagonisti di una ricerca sui territori di confine delle sovrapposizioni, incontri, scontri e possibili feedback tra scrittura &#8211; e il suono generato da tecnologie audio ma derivato dalla scrittura stessa &#8211; e sperimentazione sonora su vecchie macchine da scrivere utilizzate come strumenti. </p>
<p>Un confronto, in fondo, anche su cosa sia &#8220;musica&#8221; &#8211; e cosa non lo sia, ovviamente &#8211; e l’atto dello scrivere, sull’incontro di tutto questo sul palco, attorno a un tavolo. Scrivere per suonare, e viceversa.</p>
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		<title>Shanir Ezra Blumenkranz&#8217; Abraxas</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Feb 2014 15:57:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Scotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[John Zorn, ancora lui, a ispirare il sorprendente ed eclettico cartellone di Aperitivo in Concerto. Per la penultima data della rassegna sarà Shanir Ezra Blumenkranz con il suo gruppo Abraxas &#8211; Blumenkranz al basso, affiancato da Aram Bajakian e Eyal Maoz alle chitarre e Kenny Grohowski alla batteria &#8211; a interpretare il repertorio zorniano del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/John_Zorn" target="_blank" title="John Zorn">John Zorn</a>, ancora lui, a ispirare il sorprendente ed eclettico cartellone di <a href="http://www.aperitivoinconcerto.com/" target="_blank" title="Aperitivo in Concerto">Aperitivo in Concerto</a>. </p>
<p><span id="more-1722"></span></p>
<p>Per la penultima data della rassegna sarà Shanir Ezra Blumenkranz con il suo gruppo Abraxas &#8211; Blumenkranz al basso, affiancato da Aram Bajakian e Eyal Maoz alle chitarre e Kenny Grohowski alla batteria &#8211; a interpretare il repertorio zorniano del &#8220;Masada Book Two&#8221;, ripartendo dal diciannovesimo volume della serie inciso dal gruppo e uscito su disco ovviamente per la fidata etichetta <a href="http://www.tzadik.com/" target="_blank" title="Tzadik">Tzadik</a>. </p>
<p>Radici e tradizioni sefardite, strumenti marocchini come il gimbri, un’approccio vicino al rock, improvvisazione e contaminazioni con la città di New York a fare da sfondo. Un’imperdibile incursione nell’immaginario sempre in movimento di questo grande musicista contemporaneo.</p>
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		<title>Erik Friedlander &amp; Bonebridge</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Feb 2014 17:24:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Scotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il direttore artistico Gualberto apre il concerto con poche parole, prima di presentare i musicisti e lasciare loro il palco. La sua introduzione è per ricordare il percorso musicale di Erik Friedlander &#8211; impresa quasi impossibile in pochi minuti &#8211; ma sopratutto il filo rosso che lega questo straordinario violoncellista con il padre fotografo Lee, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il direttore artistico Gualberto apre il concerto con poche parole, prima di presentare i musicisti e lasciare loro il palco.</p>
<p><span id="more-1697"></span></p>
<p>La sua introduzione è per ricordare il percorso musicale di <a href="http://erik-friedlander.squarespace.com/" target="_blank" title="Erik Friedlander">Erik Friedlander</a> &#8211; impresa quasi impossibile in pochi minuti &#8211; ma sopratutto il filo rosso che lega questo straordinario violoncellista con il padre fotografo Lee, che con i suoi viaggi in camper ha portato la famiglia e il giovane Erik nel cuore di quell’America profonda che ha così segnato il suo immaginario. In particolare nel 1971 si trovarono ad assistere al Galax Fiddlers Festival, in Virginia, a campeggiare a fianco di musicisti bluegrass e ascoltare per giorni band improvvisate. Memorie di &#8220;steel guitar&#8221;, che hanno portato Friedlander a coinvolgere il chitarrista <a href="http://www.dougwamble.com/home.htmlh" target="_blank" title="Doug Wamble">Doug Wamble</a> in questo progetto nato con radici piantate nella tradizione musicale del sud degli Stati Uniti. </p>
<p>Che Erik fosse un musicista estremamente versatile era già evidente, così come era chiaro un certo spirito filologico ad animare il precedente Broken Arm Trio, stesso strepitoso asse ritmico del progetto Bonebridge e Friedlander alla guida, ma sguardo rivolto a una rilettura di <a href="http://www.allmusic.com/artist/oscar-pettiford-mn0000896298/biography" target="_blank" title="Oscar Pettiford">Oscar Pettiford</a> e dei suoi esperimenti con il violoncello, dopo che nel 1949 si era infortunato giocando a baseball e non riusciva a prendere in mano il contrabbasso. Qui, invece, l’elemento nuovo e immediatamente riconoscibile è il dialogo, l’interplay tra il pizzicato di Friedlander &#8211; che guarda a una tradizione di bassisti di formazione jazzistica e tiene l’archetto da parte per i passaggi più melodici e vicini alle sue precedenti esperienze newyorchesi &#8211; e la steel di Wamble. In equilibrio tra tradizione e ricerca, mentre la batteria di Sarin e il basso di Dunn si rivelano un supporto di una precisione ed equilibrio fondamentali. </p>
<p>Il repertorio d’altra parte è corrispondente nella sua quasi totalità a quello scritto e registrato per l&#8217;album omonimo uscito nel 2011: non mancano citazioni e riprese dalla tradizione più strettamente jazzistica, spazi lasciati all’improvvisazione e rimandi alle esperienze recenti dei quattro musicisti, incluse le collaborazioni con Zorn, che all’interno di <a href="http://www.aperitivoinconcerto.com/index.php?idPagina=0" target="_blank" title="Aperitivo in Concerto">Aperitivo in Concerto</a> ritorna come un riferimento fondamentale.</p>
<p>Se la tradizione africano-americana è il filo conduttore dell’impressionante cartellone di questa rassegna, qui l’improvvisazione radicale è lasciata da parte &#8211; in fondo i modelli dichiarati sono The Allman Brothers Band e Johnny Winter &#8211; per un lavoro sulle fonti che utilizza americana e country come un punto da cui ripartire ancora una volta, per costruire una dimensione immaginata, riconoscibile e accessibile. Ma con una tensione continua verso la contaminazione e la ricerca.</p>
<p><u>Esecutori:</u></p>
<p><b>Erik Friedlander</b><br />
violoncello</p>
<p><b>Doug Wamble</b><br />
chitarra</p>
<p><b>Trevor Dunn</b><br />
contrabbasso e basso elettrico</p>
<p><b>Michael Sarin</b><br />
batteria</p>
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		<title>Erik Friedlander &amp; Bonebridge</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jan 2014 14:08:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Scotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un grande racconto americano quello che porta in scena &#8211; in anteprima italiana al Teatro Manzoni di Milano per la rassegna Aperitivo in Concerto &#8211; il nuovo progetto di Erik Friedlander, veterano della scena newyorchese accompagnato qui dalla batteria di Michael Sarin e dal fidato Trevor Dunn &#8211; altro complice frequente di John Zorn proprio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un grande racconto americano quello che porta in scena &#8211; in anteprima italiana al Teatro Manzoni di Milano per la rassegna <a href="http://www.aperitivoinconcerto.com/index.php?idPagina=0" target="_blank" title="Aperitivo in Concerto">Aperitivo in Concerto</a> &#8211; il nuovo progetto di <a href="http://erik-friedlander.squarespace.com/" target="_blank" title="Erik Friedlander">Erik Friedlander</a>, veterano della scena newyorchese accompagnato qui dalla batteria di Michael Sarin e dal fidato Trevor Dunn &#8211; altro complice frequente di John Zorn proprio come Friedlander. </p>
<p><span id="more-1664"></span></p>
<p>Dopo il lavoro filologico su Oscar Pettiford del Broken Arm trio, questa volta i modelli dichiarati vengono dal profondo sud, The Allman Brothers e Johnny Winter, passioni giovanili e ispirazioni per l’inserimento della chitarra slide di <a href="http://www.dougwamble.com/home.htmlh" target="_blank" title="Doug Wamble">Doug Wamble</a> in prima linea. La sorprendente scrittura e gli stretti dialoghi tra violoncello, chitarra e basso &#8211; anche elettrico &#8211; danno un nuovo significato a una ricerca dedicata a quelle &#8220;roots&#8221; che stanno alla base anche di tanta improvvisazione contemporanea.</p>
<p>In fondo non è un caso che le fotografie del padre Lee e i viaggi al suo fianco fino al cuore del continente americano abbiano avuto un ruolo tanto importante nella formazione dell’immaginario di questo sorprendente violoncellista. </p>
<p><u>Esecutori:</u></p>
<p><b>Erik Friedlander</b><br />
violoncello</p>
<p><b>Doug Wamble</b><br />
chitarra</p>
<p><b>Trevor Dunn</b><br />
contrabbasso e basso elettrico</p>
<p><b>Michael Sarin</b><br />
batteria</p>
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