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	<title>lagazzettamusicale &#187; Michele Donati</title>
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	<description>La Gazzetta Musicale - Magazine online di MITO e ZERO &#124; Il magazine online di MITO e ZERO sulla musica classica e contemporanea a Milano. Anteprime, approfondimenti e recensioni dei migliori eventi di musica classica e contemporanea a Milano.</description>
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		<title>Pelléas et Mélisande</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2015 14:12:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Donati</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Abbado]]></category>
		<category><![CDATA[maggio musicale fiorentino]]></category>
		<category><![CDATA[opera firenze]]></category>
		<category><![CDATA[Pelléas et Mélisande]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 30 aprile del 1902, chi sedeva nella platea del Théatre National de l’Opéra-Comique di Parigi ascoltò per la prima volta qualcosa di straordinario. Come avvolta in una candida bambagia, la musica che Claude Debussy compone per la sua unica opera compiuta Pelléas et Mélisande, tratta dal testo di Maeterlinck, si dipana in un’atmosfera d’attesa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 30 aprile del 1902, chi sedeva nella platea del <strong>Théatre National </strong>de l’Opéra-Comique di Parigi ascoltò per la prima volta qualcosa di straordinario.</p>
<p><span id="more-2373"></span><br />
Come avvolta in una candida bambagia, la musica che <strong>Claude Debussy</strong> compone per la sua unica opera compiuta <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pell%C3%A9as_et_M%C3%A9lisande_%28opera%29http://" title="Pelléas et Mélisande">Pelléas et Mélisande</a>, tratta dal testo di <strong>Maeterlinck</strong>, si dipana in un’atmosfera d’attesa angosciante, fra un medioevo fantastico e oscuro e un castello di destini incrociati al di là del mondo, dove il labirinto ritmico ed armonico fa perdere la cognizione del tempo e della realtà. La partitura di di <strong>Debussy</strong> si adatta perfettamente alla narrazione di questa fiaba inquieta e simbolista, paradigma esistenziale imbevuto di suggestioni culturali, prime fra tutte la vicenda di Paolo e Francesca, così in voga a inizio ‘900 (si ricordino le Francesca da Rimini di Rachmaninov e di Zandonai), e quella di Tristano e Isotta, sublimata da <strong>Wagner</strong>, croce e delizia di <strong>Debussy</strong>. </p>
<p>Il <a href="http://www.operadifirenze.it/it/" title="78esimo Maggio Musicale Fiorentino">78esimo Maggio Musicale Fiorentino</a> ha deciso di portare in scena con una nuova produzione questo caposaldo dell’opera del ‘900, affidando a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Daniele_Abbado" title="Daniele Abbado">Daniele Abbado</a> la regia dello spettacolo: al suo fianco, per scene e luci (entrambe estremamente evocative), <strong>Gianni Carlucci</strong>, e per i costumi <strong>Francesca Livia Sartori</strong>. Abbado e la sua squadra vincono la scommessa, aderendo allo spirito di <em>Pelléas et Mélisande</em>: il fascino conturbante di certe scene, con l’innegabile bellezza formale della realizzazione scenica, contribuisce alla resa impeccabile di un lavoro di grande complessità, conservando intatta la sua forza sottilmente disturbante e claustrofobica. </p>
<p>Soddisfacente anche il versante musicale della produzione, in cui spicca la direzione del Maestro <a href="http://danielegatti.eu/" title="Daniele Gatti">Daniele Gatti</a>, qui alle prese con il suo repertorio d’elezione: Gatti sa sfruttare le qualità dell’orchestra fiorentina per dar vita a un’esecuzione in cui il costante brulicare degli strumenti può assumere le tinte più disparate, da una leggerezza iridescente a una tensione quasi insostenibile. Nella compagnia di canto figura ottimamente <strong>Monica Bacelli</strong>, Mélisande di delicatezza ultraterrena, che sfuma con gran gusto disegnando un personaggio diafano e fragile. <strong>Roberto Frontali</strong> è un eccellente Golaud, sicuro in ogni zona del pentagramma, che fraseggia con un’intensità  persino sorprendente: emozionanti i suoi falsetti con cui implora disperatamente una Mèlisande in fin di vita. Convince anche il Pelléas di <strong>Paolo Fanale</strong>, la cui voce si attaglia alla perfezione alla particolare tessitura del personaggio: i suoni gravi sono corposi e saldi, e anche in acuto non perde smalto. <strong>Roberto Scandiuzzi</strong> è un imponente e autoritario Arkel, che raggiunge tranquillamente anche note bassissime, mentre <strong>Sonia Ganassi</strong> è una corretta Geneviève. Deliziosa <strong>Silvia Frigato</strong> nei panni del piccolo Yniold, mentre i ruoli del Medico e del Pastore erano entrambi ben ricoperti da <strong>Andrea Mastroni</strong>. </p>
<p><u>Esecutori:</u></p>
<p><strong>Daniele Gatti</strong><br />
<em>Direttore</em></p>
<p><strong>Daniele Abbado</strong><br />
<em>Regia</em></p>
<p><strong>Giovanni Carluccio</strong><br />
<em>Scene e luci</em></p>
<p><strong>Francesca Livia Sartori</strong><br />
<em>Costumi</em><br />
<strong><br />
Lorenzo Fratini</strong><br />
<em>Maestro del Coro</em></p>
<p><strong>Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino </strong></p>
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		<title>Il suono giallo</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2015 14:43:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Donati</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Solbiati]]></category>
		<category><![CDATA[bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Kandinskij]]></category>
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		<description><![CDATA[Un’opera, o meglio una sinfonia scenica, sull’arte e sulla sua creazione da parte dell’autore. Un percorso dal &#8220;generale&#8221; &#8211; fumoso e confusionario &#8211; al &#8220;particolare&#8221; &#8211; alla rivalorizzazione dell’individuo come parte di un’unità cosmica. Sono questi i temi su cui si sofferma Il suono giallo, la nuova creazione di Alessandro Solbiati per il Teatro Comunale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un’opera, o meglio una sinfonia scenica, sull’arte e sulla sua creazione da parte dell’autore. Un percorso dal &#8220;generale&#8221; &#8211; fumoso e confusionario &#8211; al &#8220;particolare&#8221; &#8211; alla rivalorizzazione dell’individuo come parte di un’unità cosmica. </p>
<p><span id="more-2367"></span><br />
Sono questi i temi su cui si sofferma <em>Il suono giallo</em>, la nuova creazione di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Solbiati" title="Alessandro Solbiati">Alessandro Solbiati</a> per il <a href="http://www.tcbo.it" title="Teatro Comunale">Teatro Comunale</a> di Bologna: a partire dagli sperimentali testi di <strong>Kandinskij</strong> per <em>Der gelbe Klang</em>, con l’aggiunta di un frammento tratto dal saggio <em>Oltre il muro</em>, il compositore realizza un lavoro di estrema complessità e di non automatica comprensione, e l’impatto immediato si limita probabilmente a un senso di suggestione “con domande colme di enigmi”, come recita il testo. </p>
<p>La partitura di <strong>Solbiati</strong> è comunque ricca di tensione e sono pregevolissimi certi “gonfiori” dell’orchestra, o il trattamento dei violini, che producono un suono quasi minerale. Lo scoglio più grosso ed evidente è rappresentato dall’assenza di uno sviluppo drammaturgico, relegando nel concettuale (quando non nel concettoso) la ricerca kandinskijana, già di per sé ai limiti dell’iperuranico, quasi più simile a un particolare tipo di arte performativa (e qui sta la sua rivoluzione) che al teatro vero e proprio. Il progetto scenico curato da <strong>Franco Ripa di Meana</strong> e <strong>Gianni Dessì</strong>, con l’aiuto alle luci di <strong>Daniele Naldi</strong> e la drammaturgia (di cui anche fra gli artefici, dunque, si sentiva la necessità) di <strong>Marco Gnaccolini</strong>, pone la riflessione in uno spazio onirico, cangiante, che va aprendosi durante i sei quadri e sette intermezzi incastonati fra prologo ed epilogo: esso contiene la fermentazione dell’opera d’arte nell’intimo del suo creatore (“Ogni opera nasce nell’inconscio”) e pare quasi un processo che coinvolge l’umanità intera, sublimata come parte di un tutto. Ripa di Meana, nonostante alcune scene molto belle, come quella della stanza gialla capovolta o l’apparizione dei Giganti, non riesce però a dare un respiro a quello che sembra un grande saggio musico-teatrale, e si serve del linguaggio della metafora visiva per inscenare quella che è già di per sé una metafora, innescando un meccanismo eccessivamente criptico. </p>
<p>Il Maestro <a href="http://www.marcoangius.it/" title="Marco Angius">Marco Angius</a>, specialista nel contemporaneo, guida con la consueta cura l’Orchestra del Comunale di Bologna che, ormai avvezza a tale repertorio (per il meritorio impegno del Teatro nelle produzioni di questo genere), raggiunge sempre livelli di eccellenza, così come il Coro preparato da <strong>Andrea Faidutti</strong>. Eccellenti sono stati anche i solisti sul palcoscenico: il soprano <strong>Alda Caiello</strong>, il mezzosoprano <strong>Laura Catrani</strong>, il tenore <strong>Paolo Antognetti</strong>, il baritono <strong>Maurizio Leoni</strong> e il <strong>Basso Nicholas Isherwood</strong>. </p>
<p>Tutto il cast <a href="http://www.tcbo.it/index.php?id=389&#038;tx_eventmgmt_pi2[ev_id]=622&#038;no_cache=1" target="_blank" title="qui">qui</a></p>
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		<title>Maggio Musicale Fiorentino: Fidelio</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2015 15:52:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Donati</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[fidelio]]></category>
		<category><![CDATA[maggio musicale fiorentino]]></category>
		<category><![CDATA[pier'alli]]></category>
		<category><![CDATA[zubiin mehta]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Fidelio&#8221;, l’unica opera di Ludwig Van Beethoven, vide la luce per la prima volta in una Vienna sottosopra, nel 1805. La storia di Leonore e Florestan era però solo all’inizio, dal momento che Beethoven vi ritornò fino al 1814, altro anno di grandi agitazioni in un’Europa che si avviava verso inquietudini e fervori crescenti. Nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Fidelio&#8221;</em>, l’unica opera di <strong>Ludwig Van Beethoven</strong>, vide la luce per la prima volta in una Vienna sottosopra, nel 1805.<br />
<span id="more-2322"></span></p>
<p>La storia di <strong>Leonore</strong> e <strong>Florestan</strong> era però solo all’inizio, dal momento che Beethoven vi ritornò fino al 1814, altro anno di grandi agitazioni in un’Europa che si avviava verso inquietudini e fervori crescenti. Nel dramma di amore, intimo e universale, musicato da Beethoven è possibile trovare un balsamo contro i periodi di crisi: la speranza riposta nell’umanità, che tocca un vertice sublime nel coro dei prigionieri che rivedono la luce per un istante, la speranza nella libertà e dunque nella gioia, che illuminano anche la prigione più fosca.<br />
Piuttosto opprimente, invece, l’atmosfera del <em>&#8220;Fidelio&#8221;</em> andato in scena all’<a href="http://www.operadifirenze.it/it/" target="_blank" title="Opera di Firenze">Opera di Firenze</a> per il 78esimo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Maggio_Musicale_Fiorentino" target="_blank" title="Maggio Musicale">Maggio Musicale</a>, fra l’altro inficiato alla prima e in altre recite da alcuni scioperi. L’allestimento di <strong>Pier’Alli</strong> si è quindi potuto vedere al completo solo nella pomeridiana del 3 maggio, cui facciamo riferimento. Spettacolo fermo, dove la recitazione dei cantanti non risulta curata al massimo: pare che Pier’Alli, a parte le sue tipiche proiezioni (che questa volta ci portano all’interno della prigione nel secondo atto), non abbia altre idee, e si limiti a seguire, scrupolosamente, didascalicamente, il libretto. In un’opera in sé statica e sublime come <em>&#8220;Fidelio&#8221;</em> può essere un rischio, che si paga con la carenza di ritmo scenico. </p>
<p>Di altissimo livello, invece, la direzione di <a href="http://www.zubinmehta.net/" target="_blank" title="Zubin Mehta">Zubin Mehta</a>, che serve la partitura beethoveniana con scelte agogiche e dinamiche di grande coerenza: stupendi l’accompagnamento etereo del quartetto <em>“Mir ist so Wunderbar”</em> e il crescendo della <em>&#8220;Leonore 3&#8243;</em>, inserita fra prima e seconda scena del secondo atto.<br />
Meno omogenea la compagnia di canto, in cui spiccavano le due voci femminili. <strong>Ausrine Stundyte</strong> è una Leonore di tutto rispetto, con acuti ben calibrati, e ottima nell’accento. Il timbro particolare la aiuta a creare un personaggio credibile e personale. La Marcellina di <strong>Anna Virovlansky</strong>, seppure lievemente confusa nelle colorature, ha una voce vispa e fresca, ma sa all’occorrenza rivelare una punta di malinconia e di languore, riuscendo a tratteggiare finemente un personaggio che, altrimenti, rischierebbe di passare in secondo piano. Fra gli uomini si sono distinti particolarmente <strong>Manfred Hemm</strong>, Rocco, soprattutto per la fermezza nelle regioni più gravi, e <strong>Eike Wilm Schulte</strong>, Don Fernando, che viene egregiamente a capo della sua breve ma difficile parte, mentre ha meno convinto il Florestan di <strong>Burkhard Fritz</strong> che, pur risolvendo la sua complicatissima aria di esordio, appare affannato nello spingersi verso l’acuto e nel legare la frase. Ancora più in difficoltà il Don Pizarro di <strong>Evgeny Nikitin</strong>, disordinato nell’emissione e dall’intonazione sempre in bilico. Adeguato <strong>Karl Michael Ebner</strong> quale Jaquino.<br />
La lode finale va al <a href="http://www.operadifirenze.it/coro-del-maggio-musicale-fiorentino/" target="_blank" title="Coro del Maggio Musicale Fiorentino">Coro del Maggio Musicale Fiorentino</a>, vero coprotagonista di <em>&#8220;Fidelio&#8221;</em>, preparato ottimamente da Lorenzo Fratini.</p>
<p><u>Esecutori:</u></p>
<p><strong>Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino</strong></p>
<p><strong>Zubin Mehta</strong><br />
<em>direttore</em></p>
<p>Tutto il cast <a href="http://www.operadifirenze.it/events/fidelio/" target="_blank" title="qui">qui</a></p>
<p><strong>foto credit: Michele Borzoni</strong></p>
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		<title>Jenufa</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2015 17:17:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Donati</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Fra le creature più terribili del teatro musicale del’900, la Kostelnicka matrigna di &#8220;Jenufa&#8221; occupa un posto di primo piano. Bigotta, psicotica (la linea vocale sale con impennate vertiginose per poi calare improvvisamente), la sagrestana di Janáček si macchia di un folle infanticidio, nel delirante tentativo di riassettare dinamiche familiari (e sociali) sull’orlo della rovina. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fra le creature più terribili del teatro musicale del’900, la Kostelnicka matrigna di <em>&#8220;Jenufa&#8221;</em> occupa un posto di primo piano.</p>
<p><span id="more-2297"></span><br />
Bigotta, psicotica (la linea vocale sale con impennate vertiginose per poi calare improvvisamente), la sagrestana di <a href="http://www.leosjanacek.co.uk/" target="_blank" title="Janáček">Janáček</a> si macchia di un folle infanticidio, nel delirante tentativo di riassettare dinamiche familiari (e sociali) sull’orlo della rovina. Sullo sfondo, una Moravia ancestrale, coi suoi riti quasi magici, e una campagna tra folklore colorato e superstizione: alcuni secoli prima, nel suo castello praghese, l’imperatore Rodolfo II si dedicava a ricerche alchemiche, elemento non a caso ricordato anche nell’<em>&#8220;Affare Makropulos&#8221;</em> dello stesso Janáček. </p>
<p>Il regista <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Alvis_Hermanis" target="_blank" title="Alvis Hermanis">Alvis Hermanis</a>, nel suo allestimento proveniente dalla <a href="http://www.lamonnaie.be/" target="_blank" title="Monnaie">Monnaie</a> di Bruxelles e ora portato al <a href="http://www.tcbo.it/" target="_blank" title="Comunale di Bologna">Comunale di Bologna</a>, si concentra sulla contrapposizione fra pubblico (così folkloristico nel primo e terzo atto, tra feste e costumi tipici, nei quali i personaggi sembrano marionette di una recita popolare) e privato, che nel secondo atto è un angusto interno, gelido ricettacolo di demoni interiori. Uno spettacolo ben congeniato e formalmente perfetto, anche grazie ai già citati costumi &#8211; realizzati da <strong>Anna Watkins</strong> &#8211; e alle proiezioni video in stile liberty di <strong>Ineta Sipunova</strong>. Unico appunto: le costanti coreografie (riprese da <strong>Anais van Eycken</strong>) appaiono superflue e pretestuose, dal momento che non trovano mai un valore drammaturgico e si riducono a semplice surplus scenografico. </p>
<p><iframe width="460" height="259" src="https://www.youtube.com/embed/bq4b1Iy7mYU" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Ottima, per quanto riguarda la parte musicale, la direzione di <a href="http://www.vermont-classics.com/Juraj-Valcuha.50.0.html" target="_blank" title="Jurai Valcuha">Jurai Valcuha</a>, vero esperto di questo repertorio. La conduzione della partitura è nel complesso attenta ai particolari e alla valorizzazione dei singoli strumenti, anche se non sarebbe dispiaciuta una maggior attenzione a certi dettagli di dinamica, una più attenta resa di alcuni crescendo e diminuendo. Nella compagnia di canto spicca la delicata Jenufa di <a href="http://www.andreadankova.sk/" target="_blank" title="Andrea Dankova">Andrea Dankova</a>, attenta al fraseggio e sempre misurata, nonostante il colore non troppo personale. Accanto a lei, eccellente <strong>Brenden Gunnell</strong>, un Laca dotato di registro acuto saldo e anche capace sfumature nonostante il volume sostanzioso. Meno centrato lo Steva di <strong>Ales Briscein</strong>, che presenta alcuni problemi di intonazione e, in generale, offre un’interpretazione piuttosto monocorde. A<strong>ngeles Blancas Gulin</strong> è invece una Kostelnicka problematica, la cui voce non sempre è addomesticata a dovere, con il fiato appoggiato nella zona nasale, i cui acuti suonano aspri. Nonostante ciò va riconosciuto alla cantante un ottimo carisma scenico.<br />
Di buon livello tutti gli altri personaggi secondari, con una menzione particolare per la Nonna di <strong>Gabriella Sborgi</strong>, per il Sindaco di <strong>Luca Gallo</strong> e per il pastorello Jano di <strong>Sandra Pastrana</strong>. </p>
<p>Tutto il cast <a href="http://www.tcbo.it/index.php?id=389&#038;tx_eventmgmt_pi2[ev_id]=618&#038;cHash=6d9630ca8426fa1499531d67982b57be" target="_blank" title="qui">qui</a></p>
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