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	<title>lagazzettamusicale &#187; Mattia Palma</title>
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	<description>La Gazzetta Musicale - Magazine online di MITO e ZERO &#124; Il magazine online di MITO e ZERO sulla musica classica e contemporanea a Milano. Anteprime, approfondimenti e recensioni dei migliori eventi di musica classica e contemporanea a Milano.</description>
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		<title>MITO SettembreMusica: Orchestra del Teatro Mariinskij diretta da Valerij Gergiev</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2015 19:32:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Palma</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alexander Ramm]]></category>
		<category><![CDATA[conservatorio di milano]]></category>
		<category><![CDATA[London Philarmonic Orchestra]]></category>
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		<category><![CDATA[Valerij Gergiev]]></category>

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		<description><![CDATA[Gergiev e l’Orchestra del Mariinskij al Conservatorio per MiTo SettembreMusica, mentre Trifonov suona Čajkovskij alla Scala con la London Philarmonic Orchestra: fin troppo per un lunedì di inizio settembre. O almeno troppo per il pubblico milanese, diviso tra due programmi interamente russi a poche centinaia di metri tra loro, e che non è riuscito a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gergiev</strong> e l’<a href="http://www.mariinsky.ru/en/company/orchestra1/orchestra/" title="Orchestra del Mariinskij" target="_blank">Orchestra del Mariinskij</a> al Conservatorio per <a href="http://www.mitosettembremusica.it/" title="MiTo SettembreMusica" target="_blank">MiTo SettembreMusica</a>, mentre <strong>Trifonov </strong> suona Čajkovskij alla Scala con la <strong>London Philarmonic Orchestra</strong>: fin troppo per un lunedì di inizio settembre. </p>
<p><span id="more-2434"></span></p>
<p>O almeno troppo per il pubblico milanese, diviso tra due programmi interamente russi a poche centinaia di metri tra loro, e che non è riuscito a riempire la <a href="http://www.consmilano.it/it/sale-da-concerto/sala-verdi" title="Sala Verdi" target="_blank">Sala Verdi</a> come l’ensemble avrebbe meritato.</p>
<p>Prevista da Valerij Gergiev un’intensa serata dedicata a <strong>Prokof&#8217;ev</strong>: <em>Seconda Sinfonia</em>, <em>Sinfonia concertante per violoncello e orchestra</em> e una <em>Suite</em> da <em>Romeo e Giulietta</em>. Il programma, inizialmente montato al contrario, si è poi svolto secondo l’ordine qui riportato, con la sinfonia in apertura e il concerto per violoncello subito dopo l’intervallo. Così che il pubblico era comprensibilmente provato quando in ultimo Gergiev ha attaccato l’Allegro pesante dei Montecchi e Capuleti.</p>
<p>Ma in fondo la fatica è intrinseca all’erculeo stile del compositore russo, virilmente tratteggiato da Gergiev con l’incalzante procedere del suo gesto, in una destrutturazione del suono che sfocia in marce ritmiche, in passi che poi si dissolvono lasciando grosse impronte sonore &#8211; massiccia la potenza sonora dell’<strong>Orchestra Mariinskij</strong>. Eppure la violenza pervasiva della partitura si alterna anche a passaggi tenui, per esempio dei legni. Un flauto, un oboe solitario d’un tratto accenna una frase dolcissima sopra questo rude terreno. E poi il disegno si interrompe, viene lasciato a metà, in sospeso: manca una risoluzione così come manca il terzo movimento della <em>Seconda Sinfonia</em>, forse perché il contratto sinfonismo di Prokof&#8217;ev non vuole ricomporre quella battaglia esibita tra ritmo e melodia.</p>
<p><strong>Alexander Ramm</strong>, secondo posto all’ultimo <strong>Concorso Čajkovskij</strong>, è il giovane violoncellista della <em>Sinfonia concertante</em>, molto espressivo nelle atmosfere dell’Andante iniziale e all’altezza delle agilità degli ultimi due movimenti.</p>
<p>Appropriata come bis la <em>Sinfonia della Forza del destino</em>, opera che Verdi scrisse proprio per il <strong>Mariinskij di Pietroburgo</strong>, e che nella muscolare concretezza del tema principale richiama un gusto opportuno al programma. Anche se certamente i cantabili verdiani non si potrebbero mai definire incompiuti.</p>
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		<title>Il barbiere di Siviglia</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2015 08:04:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Palma</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[barbiere di siviglia]]></category>
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		<category><![CDATA[ponelle]]></category>
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		<description><![CDATA[Una sala piena con agosto alle porte, mentre Milano si svuota – Expo o non Expo –, è un lusso che solo Rossini può regalare alla Scala, a quasi duecento anni da quel debutto sfortunato del Barbiere di Siviglia: evidentemente dalla seconda sera il pubblico ha ascoltato meglio. L’Accademia della Scala ha fornito coro, orchestra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una sala piena con agosto alle porte, mentre Milano si svuota – Expo o non Expo –, è un lusso che solo <strong>Rossini</strong> può regalare alla <a href="http://www.teatroallascala.org" title="Scala" target="_blank">Scala</a>, a quasi duecento anni da quel debutto sfortunato del <em>Barbiere di Siviglia</em>: evidentemente dalla seconda sera il pubblico ha ascoltato meglio. </p>
<p><span id="more-2409"></span></p>
<p>L’Accademia della Scala ha fornito coro, orchestra e solisti &#8211; eccetto due nomi: <strong>Leo Nucci </strong> per Figaro, <strong>Ruggero Raimondi </strong> per Basilio. Un’operazione sempre apprezzata dal pubblico, che ogni anno può assistere a titoli del grande repertorio belcantistico in produzioni della Scala a prezzi ridotti, con i migliori talenti di una delle più importanti scuole italiane. L’allestimento è quello mitico di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Pierre_Ponnelle" title="Ponelle" target="_blank">Ponelle</a>, andato in scena alla Scala con la direzione di <a href="http://www.lagazzettamusicale.it/notizie/in-ricordo-di-claudio-abb" title="Claudio Abbado" target="_blank">Claudio Abbado</a> nel ’69, finalmente con l’edizione critica, in un’esecuzione alleggerita dalle datate prassi di tradizione.</p>
<p>La scena ruotante di <strong>Ponnelle</strong>, sempre splendida da vedere, oggi fa sorridere per la pesantezza dei passaggi. Così come sono superati certi dettagli di regia: portantine, bambini e cappellani che animano Siviglia, il temporale col fuggi fuggi in cerca di un riparo e il vecchietto esasperato che rovescia il vaso da notte sul coro rumoroso sono parte di un retaggio bozzettistico ormai scomparso. Ma alcune trovate di Ponnelle hanno la stessa grazia di cinquant’anni fa, come l’immobilità del concertato di stupore a canone, o la follia della stretta del Finale I, con soldati e borghesi che si inclinano a destra e sinistra.</p>
<p>Molto graziose Rosina e Berta, rispettivamente <strong>Lilly Jorstad</strong> e <strong>Fatma Said</strong>: la prima con un piglio vivace e discreta tenuta, la seconda quasi sacrificata nel ruolo di vecchia servetta, vista la bella presenza scenica. Inadeguato al momento <strong>Edoardo Milletti</strong>, che non risolve il personaggio del Conte né per tecnica né per recitazione. Simpatico <strong>Giovanni Romeo</strong>, con ancora qualche difficoltà nella tremenda sillabazione di Signorina un’altra volta. Difficoltà che del resto non risparmiano nemmeno un gigante come <strong>Ruggero Raimondi</strong>, un po’ affaticato, ma con figura di strepitosa autorevolezza, specie quando ne viene proiettata l’ombra demoniaca durante La calunnia. <strong>Nucci</strong> sembra fare Figaro con il pilota automatico, ma con un istinto che difficilmente si potrebbe trovare in altri. Va confermata la dichiarazione orgogliosa sulla sua agilità nella discesa dalla sbarra da pompiere durante Largo al factotum.</p>
<p>Il direttore <strong>Zanetti</strong>, già ascoltato a giugno in <em>Carmen</em>, tiene poco a freno timpani e grancassa, sia nella sinfonia sia nel concertato del primo atto, e non sembra sforzarsi troppo per ricercare colori nella buona orchestra dell’Accademia: forse la Siviglia che ha in mente è più vicina a <strong>Bizet</strong> che a <strong>Rossini</strong>.</p>
<p>Tutto il cast <a href="http://www.teatroallascala.org/it/stagione/2014-2015/opera/barbiere-di-siviglia.html" title="qui" target="_blank">qui.</a></p>
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		<title>Concerto per Milano: David Garrett &amp; Riccardo Chailly</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2015 16:04:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Palma</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[David Garrett]]></category>
		<category><![CDATA[Filarmonica della Scala]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[piazza duomo]]></category>
		<category><![CDATA[Riccardo Chailly]]></category>

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		<description><![CDATA[Mai mi immaginerei David Garrett al chiuso, in frac, in una sala da concerto opprimente, al lavoro per curare la cavata davanti a signore e signori per bene. David Garrett non può che stare in Piazza Duomo, aumentato da maxischermi alleati suoi e del suo codino da duro, per scalzare a Jonas Kaufmann il primo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mai mi immaginerei <a href="http://www.david-garrett.com/" target="_blank" title="David Garrett">David Garrett</a> al chiuso, in frac, in una sala da concerto opprimente, al lavoro per curare la cavata davanti a signore e signori per bene. <strong>David Garrett</strong> non può che stare in Piazza Duomo, aumentato da maxischermi alleati suoi e del suo codino da duro, per scalzare a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Jonas_Kaufmann" target="_blank" title="Jonas Kaufmann">Jonas Kaufmann</a> il primo posto tra i sex symbol della classica.</p>
<p> <span id="more-2363"></span></p>
<p>E con la scusa di Garrett, anche <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Riccardo_Chailly" target="_blank" title="Riccardo Chailly">Riccardo Chailly</a> è sceso dall’empireo del suo podio scaligero per spostarsi in verità di un solo isolato, passando per la Galleria Vittorio Emanuele, ma con intenzioni assai lontane dalle solite. Perché lo scopo in questo caso è la massa: mostrare al pubblico dei passanti una sintesi di quel che avviene nelle sacre fucine musicali, quasi sempre inaccessibili per prezzi e contenuti.<br />
Programma di bravura, da virtuosi. <strong>Bruch</strong>, <strong>Paganini</strong> e <strong>Monti</strong> per far brillare <strong>Garrett</strong>, e nelle mani di <strong>Chailly</strong> due ouverture dei rivali nostrani <strong>Rossini </strong>e <strong>Verdi</strong>: <em>Guglielmo Tell</em> e <em>Vespri siciliani</em>, pagine da non riuscire a stare fermi sulla sedia. In apertura il <strong>Brahms</strong> d’occasione della <em>Academic Festival Ouverture</em>.</p>
<p>Concerto facile, non per intenditori, ma per non intenditori. E schiacciato ahilui tra le due barriere di chi in questa operazione vede solo semplicismo o sperpero e di chi invece incensa qualunque tentativo di democratizzare la musica colta. Né un estremo, né l’altro: ma nemmeno a metà.</p>
<p>La musica in piazza ha ragioni che esulano dalla trasmissione della cultura. Assembramenti come questi sembrano piuttosto rituali di saluto all’estate, in cui buona e cattiva musica c’entrano fino a un certo punto. L’abitudine a riunirsi, a stare insieme come pubblico, a espandersi come singolo per la presenza altrui sperimentando che una somma può dare un risultato maggiore rispetto ai suoi addendi: tutto questo alla faccia delle agorafobie da attentati, nella banale, splendida cornice di un tramonto milanese di fine maggio visto dalla Terrazza Aperol – dove l’onda sonora arriva davvero a fatica.</p>
<p>Perciò siate clementi con la tamarrissima <em>Czardas</em> di <strong>Garrett</strong> a mille all’ora, e con l’esibizionismo spensierato di chi in fondo ha rinunciato a prendersi sul serio, perché consapevole di fare altro: un ottimo intrattenimento.</p>
<p><u>Programma:</u></p>
<p><strong>Brahms</strong><br />
<em>Overture Accademica op. 80</em></p>
<p><strong>Bruch</strong><br />
<em>Concerto n. 1 in sol min. op. 26 per Violino e Orchestra</em></p>
<p><strong>Rossini</strong><br />
<em>Guglielmo Tell &#8211; Overture</em></p>
<p><strong>Paganini</strong><br />
<em>Capriccio n. 24</em></p>
<p><strong>Verdi</strong><br />
<em>Vespri siciliani, Overture</em></p>
<p><strong>Monti</strong><br />
<em>Czardas</em></p>
<p><u>Esecutori:</u></p>
<p><strong>Filarmonica della Scala</strong></p>
<p><strong>Riccardo Chailly</strong><br />
direttore</p>
<p><strong>David Garrett</strong><br />
violino</p>
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		<title>Festival delle Orchestre Internazionali: Berliner Philharmoniker</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2015 15:40:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Palma</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Berliner Philharmoniker]]></category>
		<category><![CDATA[Bruckner]]></category>
		<category><![CDATA[Janáček]]></category>
		<category><![CDATA[simon rattle]]></category>
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		<description><![CDATA[Scontata pole position dei Berliner Philharmoniker al Festival delle Orchestre Internazionali per Expo, aperto al Teatro alla Scala il 2 maggio. La ieratica formazione guidata negli ultimi tredici anni da Sir Simon Rattle si è esibita in un concerto “a fisarmonica”: dalla contratta &#8220;Sinfonietta&#8221; di Janáček, al dolce naufragar sinfonico della &#8220;Settima&#8221; di Bruckner. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scontata pole position dei <a href="http://www.berliner-philharmoniker.de/" target="_blank" title="Berliner Philharmoniker">Berliner Philharmoniker</a> al <a href="http://www.teatroallascala.org/it/stagione/concerti/2014-2015/festival-orchestre-internazionali-expo2015/festival-orchestre-internazionali-expo2015.html" target="_blank" title="Festival delle Orchestre Internazionali">Festival delle Orchestre Internazionali</a> per Expo, aperto al <strong>Teatro alla Scala</strong> il 2 maggio.</p>
<p><span id="more-2315"></span><br />
La ieratica formazione guidata negli ultimi tredici anni da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Simon_Rattle" target="_blank" title="Sir Simon Rattle">Sir Simon Rattle</a> si è esibita in un concerto “a fisarmonica”: dalla contratta <em>&#8220;Sinfonietta&#8221;</em> di <strong>Janáček</strong>, al dolce naufragar sinfonico della <em>&#8220;Settima&#8221;</em> di <strong>Bruckner</strong>.</p>
<p>La <em>&#8220;Sinfonietta&#8221;</em> di Janáček, con i suoi sintetici cinque movimenti che migrano tra differenti gruppi di strumenti, è la prova di quanta gioventù si possa nascondere in un compositore ultrasettantenne. Con un piglio da giovane provocatore, il musicista ceco ha potuto sfruttare in partitura la ricchezza espressiva della sua esperienza: folgorante ad esempio la citazione dell’attacco di &#8220;<em>From a house of the dead&#8221;</em> nell’Andante. La <em>&#8220;Sinfonietta&#8221;</em> è un capolavoro che dimostra quanto la concisione e la sintesi siano un risultato, e non un punto di partenza.<br />
Ma i timbri di <strong>Janáček </strong>non sono che i preziosi propilei di una delle prove canoniche dei <strong>Berliner</strong>: la più celebre tra le sinfonie di <strong>Bruckner</strong>, la più cinematografica – immortale l’accostamento di Visconti ai notturni veneziani in Senso -, la più wagneriana e, a dirla tutta, la più nazista – amatissima da Hitler, la marcia funebre dell’Adagio fu trasmessa in radio alla notizia della sua morte.</p>
<p>Un luogo comune vuole che i Berliner siano l’emblema di una dotta perfezione fredda e un po’ noiosa, come da paradigmatici primi della classe. Ma il passaggio attraverso <a href="http://www.lagazzettamusicale.it/notizie/in-ricordo-di-claudio-abbado/" target="_blank" title="Abbado">Abbado</a> e Rattle ha arricchito il timbro dell’orchestra grazie a un coraggioso ampliamento di repertorio.<br />
Il concerto alla Scala ne è la prova: l’inizio boemo in fanfara ha come umanizzato il gigantismo metafisico di Bruckner, rendendo più corporea una partitura di indeterminata e astratta fattura. Ci sono passaggi con l’orchestra in pianissimo in cui Rattle si immobilizza per poi riattivarsi con tesi cenni impercettibili delle dita, talmente eloquenti che l’onda sonora che si gonfia in seguito investe spietatamente qualsiasi ricordo che uno spettatore può avere di questa sinfonia. </p>
<p>Si tratta di un sinfonismo che forse non ci appartiene del tutto nel gusto, nella tecnica, nelle tradizioni. Tanto che dei tre Bruckner ascoltati in un mese e mezzo nella stessa sala – oltre a questa settima, l’intensa ottava di <strong>Welser-Möst</strong>, e la disordinata, splendida quarta di <strong>von Dohnányi</strong> – non so dire se l’esecuzione di Rattle sia la più corretta (eccetto che per l’impeccabile intonazione degli ottoni), ma è quella in cui si sente di più la convivenza contraddittoria di deflagrazione ed estasi: quella per cui tutti i troppi cliché sull’armonia musicale del mondo e sull’ineffabilità della musica sembrano improvvisamente plausibili.</p>
<p><u>Programma:</u></p>
<p><strong>Leoš Janáček</strong><br />
<em>Sinfonietta </em></p>
<p><strong>Anton Bruckner</strong><br />
<em>Sinfonia n. 7 </em></p>
<p><u>Esecutori:</u><br />
<strong>Berliner Philharmoniker</strong></p>
<p><strong>Simon Rattle</strong><br />
<em>direttore</em></p>
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		<title>Rondò &#8211; Sei monografie al Museo del ‘900: György Kurtág</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Apr 2015 16:12:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Palma</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Gyorgy Kurtág]]></category>
		<category><![CDATA[Játékok]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[museo del 900 Rondò]]></category>

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		<description><![CDATA[Ha scritto Schiller che &#8220;l’uomo è completamente uomo soltanto quando gioca&#8221;. Frase da ricordarsi soprattutto quando si parla di arte e creatività: come il bimbo gioca con le cose, l’artista gioca con le forme. Anche György Kurtág prende molto sul serio i giochi: in ungherese si dice &#8220;Játékok&#8221;, titolo di una sua ventennale raccolta per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ha scritto Schiller che &#8220;l’uomo è completamente uomo soltanto quando gioca&#8221;. Frase da ricordarsi soprattutto quando si parla di arte e creatività: come il bimbo gioca con le cose, l’artista gioca con le forme.<br />
<span id="more-2268"></span></p>
<p>Anche <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gy%C3%B6rgy_Kurt%C3%A1g" target="_blank" title="György Kurtág">György Kurtág</a> prende molto sul serio i giochi: in ungherese si dice &#8220;Játékok&#8221;, titolo di una sua ventennale raccolta per pianoforte che <a href="http://www.mgbellocchio.com/" target="_blank" title="Maria Grazia Bellocchio">Maria Grazia Bellocchio</a> ha magnificamente proposto in una selezione al <a href="http://www.museodelnovecento.org/" target="_blank" title="Museo del '900">Museo del &#8217;900</a> nell&#8217;ambito della rassegna &#8220;Sei monografie al Museo del &#8217;900&#8243; all&#8217;interno della stagione di Rondò, a cura di <a href="http://divertimentoensemble.it/" target="_blank" title="Divertimento Ensemble">Divertimento Ensemble</a>. </p>
<p><em>&#8220;Játékok&#8221;</em> è una specie di &#8220;diario artistico di Kurtág&#8221;, spiega la pianista milanese introducendo il concerto. Raccolta che per il compositore fa un po’ la parte dei racconti per Tolstoj o delle novelle per Pirandello.<br />
&#8220;La brevità gran pregio!&#8221;, canta infreddolito Rodolfo nella <em>&#8220;Bohème&#8221;</em>. Spesso accade infatti che proprio nelle forme brevi, considerate il più delle volte semplici laboratori creativi, si trovino gemme persino superiori agli osannati grandi capolavori di un artista, per quell’immediatezza genuina cui la brevità obbliga.</p>
<p>E questa preziosità si nasconde anche in &#8220;<em>Játékok&#8221;</em>, in cui ogni passaggio sembra una scoperta e ogni pagina si colora timidamente di ingenuità. Non un vero e proprio percorso pedagogico, piuttosto un’opera di aforismi che si accostano all’infanzia per pura suggestione. Come un ready-made sonoro alla <strong>Duchamp</strong>, gruppi di note solo in apparenza strimpellate senza un filo conduttore assumono d’improvviso un senso diverso e inaspettato: diventano arte per volontà di compositore ed esecutore, allo stesso modo in cui un orinatoio si può chiamare Fontana se esposto in un museo.</p>
<p>Fin dal pezzo di apertura del concerto, <em>&#8220;Perpetuum mobile (objet trouvé)&#8221;</em>, la pianista mostra in tre minuti soli che “l’oggetto trovato” è proprio il pianoforte, e lo spunto è dato da complicati glissandi eseguiti su tutta la tastiera, quasi per esplorarla. È come se gli 88 suoni di questa scatola magica si potessero comporre in infinite figure tutte egualmente rilevanti: si direbbe il lato musicale della democrazia – o quello democratico della musica. </p>
<p><strong>Maria Grazia Bellocchio </strong>è sicura e consapevole di tutte le sfumature dei brani scelti, e dà prova di una capacità di contenimento del tutto adeguata alla trattenuta &#8220;poetica del frammento&#8221; del compositore ungherese. Dai tre &#8220;Versetti biblici&#8221; selezionati ai <em>&#8220;12 Microludi&#8221;</em> dell’<em>&#8220;Hommage à Kadosa&#8221;</em>, la pianista si immerge senza esitazioni in ognuna di queste piccole città invisibili, riuscendo a trovare la chiave per cambiare scala dimensionale: dal micro al macrocosmo, dall’unità incoerente alla molteplicità finalmente risolta.</p>
<p><u>Programma:</u></p>
<p><strong>György Kurtag</strong><br />
Da<em> Jatékok</em> (1973-2010)</p>
<p><u>Esecutori:</u><br />
<strong>Maria Grazia Bellocchio</strong><br />
<em>pianoforte</em></p>
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